Più di mille parole.

Ci sono immagini capaci di comunicare verità e spiegare situazioni più di quanto possano fare mille parole. Eppure i discorsi, tanto nella loro profondità e complessità quanto riassunti finchè possibile in poche parole, sono indispensabili, anche se non sempre vengono recepiti. C’è chi antepone paure irrazionali, pregiudizi e informazioni sbagliate e non verificate a fatti e analisi, rifiuta il confronto ed è sordo a qualsiasi argomento. Con queste persone spesso accade di discutere fino allo sfinimento, sempre che stiano ad ascoltare, per poi accorgersi di aver parlato al vento. Si può spiegar loro come tutte le “culture” siano in fondo multiculture, non siano monolitiche, si evolvano col tempo, siano soggette a cambiamenti e commistioni e come la “nostra” non sia necessariamente migliore di altre; si può far presente che le cause che costringono le persone ad abbandonare i luoghi nelle quali sono nate hanno solitamente origini sociali, politiche ed economiche e che per far sì che nessuno/a sia costretto/a ad emigrare è indispensabile risolvere il problema alla radice in un’ottica emancipatoria, egualitaria ed antiautoritaria; si può far presente che gli/le immigrati/e, in determinate circostanze, fanno comodo al capitalismo e quando non fanno più comodo vengono criminalizzati, deportati o costretti comunque a tornare da dove sono venuti o ghettizzati nel Paese nel quale si trovano; si può ricordare come colonialismo e imperialismo abbiano gettato le basi per le tragedie odierne che hanno luogo in Siria, Iraq, Mali, Nigeria, Somalia, Libia, Afghanistan e altrove, si può far presente come ancora oggi ai potenti nostrani faccia comodo supportare dittature, tacere sulle violazioni dei diritti umani, fomentare divisioni etnico-tribali, esportare armi ed evitare la via diplomatica per risolvere i conflitti ricorrendo a interventi militari quando conviene; si può smontare ogni menzogna diffusa dal primo ignorante di passaggio sui privilegi concessi agli/lle immigrati/e e sui danni che essi provocherebbero alla nostra economia/cultura/nazione… Si può, si deve. Costi quel che costi, col rischio di farsi disprezzare o peggio da chi sputa veleno e sentenze senza conoscere i fatti, senza interrogarsi, senza avere un briciolo di umanità né di solidarietà. Prima o poi qualcuno dei/lle nostri/e interlocutori/trici drizzerà le orecchie, aprirà gli occhi, accenderà il cervello. Vale la pena tentare: con le immagini, le parole, la musica, coi fatti concreti, sempre e comunque.

Lyrics:

Wrong place of birth, wrong papers, wrong accent
“Your presence here is unacceptable accident“
They turn backs on them, puppetry level’s excellent
They’re spitting lies in their eyes and never hesitate

You know what I’m saying, it’s time to spare your prayers
They look the other way for terrorists, smugglers and slavers
But if you’re running for your life, trying to escape the slaughter
They’ll let your wife die and feast on your sons and daughters

Poison the water, the feast of legalized murder
Their lies about human rights don’t cost a quarter
They bomb your home, let the beast roam, close the border
And feed the world another tale by double-tongued reporter

Forward to the past, Can I ask? Do you remember
How the allies were sending people back to gas chamber?
Beware the beast, at least you know what to expect
The circle closes and the history repeats itself

Hook 2x:
Papers, please! They get you on your knees
Straight face, race to the death, Deaf to your pleas
Who’s the real illegal people, who’s the real disease?
We’re all immigrants, We’re all refugees.

The circle closes and the history repeats itself
Like 80 years ago abandoning those to the death
Who happened to be born on the wrong side of the fence
Ignoring obvious atrocities and cries for help

Not all was apathy – fallacy, lost humanity
Progressive wanna-be society begets another malady
No remedy, humanitarian calamity
another people denied the right to live with vanity

Another Human race catastrophe,
Another instance of entitled masses showing lack of empathy
Authorities are waging war, you people lie in idleness
Refuse to take responsibility for leaders’ violence

Communities of hypocrites reveal their rotten values
“Civilized world” devoid of basic principles of kindness
Close minded, close the borders: entry denied
The price of economic comfort is their innocent lives

Hook 2x:
Papers, please! They get you on your knees
Straight face, race to the death, Deaf to your pleas
Who’s the real illegal people, who’s the real disease?
We’re all immigrants, We’re all refugees.

Face the facts, no thanks, “Your passport lacks stamps
Please go back for war, torture and the death camps”
Join the ranks, labeled as illegal people
Cursed by those who suck blood from golden calf’s nipple

Broken families, tragedies, who the devil is
They put another spiked wall on the land they’ve seized
Barbed wire, peace expires, lost evidence
Infection of the whole soul, unknown genesis

Irie Révoltés.

Non è sempre facile catalogare una band in base al genere musicale, nel caso degli Irie Révoltés è praticamente impossibile. Nato nel 2000 a Heidelberg, in Germania, il gruppo composto da 9 eclettici musicisti propone un mix di hip-hop, reggae, dancehall, musica elettronica, pop, punk e ska con testi politici scritti in tedesco e francese (il padre dei fratelli Charlemoine, entrambe cantanti, è di origine francese). È proprio l’impegno politico, oltre all’originalità musicale, il segno distintivo degli Irie Révoltés, che nel corso degli anni hanno collaborato a numerose campagne sociali, antifasciste, antirazziste e messo in piedi diversi progetti. Notevole è l’iniziativa a sostegno di persone affette da disabilità fisica in Senegal, avviata nel 2004, attraverso la quale vengono inviati nel Paese africano deambulatori, sedie a rotelle e stampelle, così come l’appoggio ad un progetto, sostenuto tra l’altro dalla squadra di calcio FC Sankt Pauli, per l’accesso all’acqua potabile nelle zone più povere del mondo. Nonostante il discreto successo raggiunto negli ultimi anni soprattutto a livello nazionale, i numerosi concerti tenuti anche all’estero e il numero crescente di estimatori, i membri del gruppo rimangono fedeli a se stessi e portano avanti l’obiettivo di sempre: coniugare musica allegra e ricca d’energia con contenuti politici che non rimangono lettera morta ma vengono costantemente tradotti in impegno personale e che sono mirati a suscitare riflessioni che portino gli/le ascoltatori/trici ad agire per cambiare la società.

                                            Antifascista

 [Rit.] Sono nato così, rimarrò così finchè non muoio! Sono nato così: antifascista! Per sempre! Per sempre! Sono nato così, rimarrò così finchè non muoio! Sono nato così: radicale! Radicale! Radi-radicale!

Vedo propaganda nazista, gira ovunque in rete- Si sente a suo agio in parlamento, nelle nuove leggi sull’ingresso [immigrazione]- Nel giro di clienti abituali nei locali, dove si aizza contro l’apparente ondata di stranieri, si sente a casa- È ben piantata nelle menti- Senza intelligenza, con armi e denti affilati- A innumerevoli persone viene data la caccia fino alla loro morte- Punta su razza, condottiero e madrepatria- Quest’ideologia ha fatto a brandelli così tante vite umane.

Mi chiedo come mai così tante persone guardino da un’altra parte- È paura, accettazione o ignoranza?- Io oso, perchè più persone trovano il coraggio di opporsi- più la resistenza è forte [x2]

 [Rit.]

Vogliono diffondere la loro immondezza nel mezzo della società- Con Thor Steinar* si allontanano dallo stile “testa rasata e bomber”- Distribuire cd nei cortili delle scuole, fare a botte negli stadi- Cantautori, rock di destra, ce n’è per tutti i gusti- Ottuse affermazioni di destra si ritrovano in molti partiti- Bruciano le case e idioti gridano “Sieg Heil!”- Qualcuno è scioccato, ma poca gente interviene- Io non starò fermo, io voglio il globo libero dai nazisti.

Mi chiedo come mai così tante persone guardino da un’altra parte- È paura, accettazione o ignoranza?- Io oso, perchè più persone trovano il coraggio di opporsi- più la resistenza è forte [x2]

[Rit.]

Il fascismo è pericoloso- ogno giorno c’è gente che viene uccisa- Il fascismo è maligno- impregna troppe menti [x2]- Quanto a razzismo e xenofobia- qui finisce la mia tolleranza- Nessuna comprensione per questi imbecilli- Non aspetto più, passo all’offensiva- Il mio attacco è potente e dinamico- se necessario mi difendo con calci frontali- Questa è la mia forma di coraggio civile- Resto radicale, resto antifascista.   [Rit.]

(Traduzione mia, blackblogger.  Nota: *Thor Steinar è una marca tedesca di abbigliamento prodotta da neonazisti per neonazisti. L’intera frase si riferisce al cambiamento di look adottato dagli estremisti di destra nel corso degli anni).

Colonna sonora per il 3 Ottobre, Tag der Deutschen Einheit.

Amo e odio il luogo nel quale sono nato, amo e al tempo stesso odio il luogo nel quale vivo. Il mio amore non ha a che fare con il concetto di Stato e Nazione, il mio odio sí. Ritengo che identificarsi in uno Stato-nazione come forma di realizzazione, come sentimento di appartenenza ad una comunità fatta di sfruttati e sfruttatori, oppressi ed oppressori, tutti insieme appassionatamente, “noi” contro “loro” in base al luogo di nascita, a confini geografici stabiliti a tavolino dopo l’ennesimo massacro, ad una presunta razza, etnia o cultura, sia la forma più bassa di annichilimento della ragione e del senso universale di umanità e di solidarietà che si possa concepire. Per questo, ancora una volta: Nie wieder Deutschland, nie wieder Staaten! Grenzen abschaffen! Für eine Welt ohne Herrschaft!

Dopo il Venticinque Aprile.

Il 25 Aprile del 1945 è la data ufficiale della liberazione d’Italia dal nazifascismo. In realtà, dopo l’insurrezione e la liberazione di città chiave del Nord Italia quali Milano e Torino, dovranno esserci ancora scontri e morti prima di arrivare alla cessazione delle ostilità tra forze di occupazione e antifascisti/e. A guerra ufficialmente conclusa, poi, c’è chi tra i/le partigiani/e si rifiuta di deporre le armi, in alcuni casi nella speranza di creare nella penisola italica una repubblica di stampo sovietico, in altri semplicemente proseguendo coerentemente la battaglia contro tutti gli occupanti, i governi, le autorità. Ma anche quelli/e, la maggioranza, che cercano di tornare alla normalità, dovranno constatare che la nuova Repubblica Italiana non mantiene le promesse di riequilibrio delle ingiustizie e disuguaglianze sociali, né si libera dall’eredità del fascismo: moltissimi fascisti verranno amnistiati (grazie anche alla volontà della dirigenza del Partito Comunista Italiano) e torneranno a ricoprire cariche amministrative di rilievo, i nuovi occupanti statunitensi determineranno il corso della politica e dell’economia italiane nei decenni a venire e le istituzioni repressive colpiranno duramente le diverse forme di lotta che verranno messe in atto dalla classe lavoratrice. La strage di Portella della Ginestra avvenuta il 1 Maggio del 1947 è solo uno degli episodi tra i più noti e i più gravi che testimoniano come la “repubblica democratica fondata sul lavoro” sia solo uno slogan vuoto di significato reale, un fatto reiterato dagli eventi occorsi a Reggio Emilia il 7 Luglio del 1960, dove persero la vita cinque operai per mano delle forze dell’ordine.

La canzone composta lo stesso anno dal cantautore Fausto Amodei ricorda i morti di Reggio Emilia e li ricollega idealmente ai morti della resistenza antifascita, Lauro Farioli come Duccio Galimberti, il sangue versato a Reggio Emilia come quello versato dai sette fratelli Cervi, la citazione di uno dei canti partigiani più noti (“fischia il vento”), i nemici sempre gli stessi, lo stesso il messaggio, perchè finchè non ci sarà giustizia, finchè non ci sarà liberazione non ci sarà pace. Amodei invita i morti emiliani a risorgere e a cantare l’inno comunista Bandiera Rossa, pur non essendo mai stato lui un militante del PCI, come invece lo erano Serri, Franchi, Tondelli, Reverberi e Farioli, cinque dei tanti morti in tempo di pace e democrazia, cinque nomi che mai dovremmo dimenticare, così come non dovremmo dimenticare che, anche oggi, il nemico è sempre lo stesso.

2- Schiavi del lavoro.

” wish i could cut the cord
that ties you to their lies
there must be more than buying their rubbish
i know it feels so good
to show them what you’ve got
but you can’t take it to your grave

i just want to live
i just want to sleep
why are we competing with our friends?
we’re all filled with grudge
don’t want to compete with my friends
i just want to be myself

your thoughts are powerless
but you want to be so strong
for the sake of your society
yet another lifeless week
spent at the factory
it’s modern day slavery

i just want to live
i just want to sleep
why are we competing with our friends?
we’re all filled with grudge
don’t want to compete with my friends
i just want to be myself

why are we competing with our friends?
we’re all filled with grudge
don’t want to compete with my friends “

Moscow Death Brigade.

Tizi coi muscoli pompati e pose da gangster che trattano le donne come se fossero oggetti e invitano a “diventare ricchi o morire provandoci” infilando un insulto sessista o omofobo ogni cinque parole mentre la telecamera che riprende le loro mosse stereotipate per il prossimo video da trasmettere su MTV inquadra auto di lusso, party vanesi, catenoni d’oro e abbigliamento di marca: era questa l’idea che avevo della scena hip hop nella seconda metà degli anni ’90 fino a buona parte del primo decennio di questo nuovo millennio, finchè ho scoperto artisti e gruppi che con certi cliché non hanno nulla a che fare.

Un’altro mondo del quale fanno parte anche i Moscow Death Brigade, gruppo hardcore-hip hop che si è fatto un nome nella scena underground russa- e non solo. Composta da elementi provenienti dalla scena punk e hardcore, la band si distingue non solo per i testi politici che riflettono in modo critico sulla realtà sociale e la vita quotidiana in Russia, ma anche per l’attivismo dei suoi membri coinvolti in progetti quali Food Not Bombs, manifestazioni antifasciste e antirazziste, supporto ai compagni incarcerati ed alle famiglie delle vittime delle violenze neonaziste, iniziative contro la brutalità poliziesca e la repressione statale. I concerti dei Moscow Death Brigade in Russia e in altre ex repubbliche dell’URSS sono spesso accompagnati da minacce da parte dei neonazisti e dalla presenza di polizia antisommossa. Nell’anno appena iniziato la band sarà in tour insieme ai What We Feel:

Photo: PLEASE REPOST!</p>
<p>So, finally tour is fully booked!! Thank you all for gig offers, in 2 days we got about 30 mails, for 5 blank dates))) We are thinking to make second part of tour in september-oktober, for dates thats not fits this spring.</p>
<p>so, finally..<br />
1/05 Berlin (D) / Barrio 161 Kreuzberg open air<br />
2/05 Saalfeld (D) / Schlossberg<br />
3/05 Prague (CZ) / Pilot<br />
4/05 Manchester (UK) / 0161 festival<br />
4/05 Katowice (PL) / Marcholt<br />
5/05 Warsaw (PL) / Znosna Lekkosc Bytu<br />
6/05 Kosice (SK) / Collosseum<br />
7/05 Bratislava (SK) / TBA<br />
8/05 Nurnberg (D) / Desi<br />
9/05 Frankfurt (D) / AU<br />
10/05 Dusseldorf (D) / AK47<br />
11/05 Siegburg (D) / SJZ<br />
12/05 Aachen (D) / AZ<br />
13/05 Leuven (BE) / TBA<br />
14/05 Nancy (F) / TBA<br />
15/05 Jena (D) / JG-Stadtmitte<br />
16/05 Hamburg (D) / Skorbut<br />
17/05 Rostock (D) / Riot in my heart<br />
18/05 Berlin (D) / TBA</p>
<p>if you have any questions and booking request for second part of tour - please write to our booking email wwfhcbooking (@) gmail.com

(Testo tradotto dal russo all’inglese da BlacKronstadt, che è anche l’autore dell’ottimo blog RABM):

  1. Heroes do exist in this world, they’re here near us
  2. But your sight passes by them, dimmed by propaganda.
  3. Behind the mess of decay, through the hell smoke of mass media
  4. They commit the feats, asking no reward
  5.  
  6. The paradise of a glamour world, streams of lies from the TV screen –
  7. Consume it until your eyes would sore like rotten wounds
  8. Swallow it! – says the dealer – Because you must!
  9. Just another golden calf leads the herd
  10. Of TV idiots, narco-clowns from the nightclubs,
  11. Venal “patriots” and gibbering “truthsayers”
  12. Silicone lips, greasy face…
  13. Do you want your daughter to be like them? To sell out yourself?
  14. And there are another “heroes”:
  15. On a frontline with stars on their shoulder straps,
  16. Listening to the screeching siren, they’re shepherds of Babylon’s herd (a reference to widespread police brutality and injustice – B.K.)
  17. Set the sound on TV more louder to drown out the moans.
  18. These are the new icons, the examples to follow,
  19. To writhe in ecstatic adoration.
  20. They’ll teach you to be trendy, to keep up with fashion –
  21. Dealer, Antikiller (a movie reference: http://www.imdb.com/title/tt0325005/ – B.K.), a 1000 tonns of cardboard monsters
  22.  
  23. Heroes do exist in this world, they’re here near us
  24. But your sight passes by them, dimmed by propaganda.
  25. Behind the mess of decay, through the hell smoke of mass media
  26. They commit the feats, asking no reward
  27.  
  28. Divide et impera, this law is older than world –
  29. Every segment of consumerism has its idols.
  30. No matter if you’re “guardian of a nation” or a hardcore junkie –
  31. There’s only one puppet master, everything goes in one mouth, in one wallet.
  32. The opium of mass media dictates you whom to be proud of,
  33. Who deserves the respect – come on, memorize their faces!
  34. Got insomnia again? Reach for the remote control,
  35. Feed the addiction in your brain, join the cult!
  36. Blind worship, a whole generation standing on knees,
  37. Heroes are only on the TV screen, you’ll forever remain in their shadow,
  38. Tycoons’ children, thieves, pimps, cops –
  39. They’ll get mountains of gold, you’ll get only a bullet in your head
  40. Stories about drugs, guns, nightclubs,
  41. Money and success built on blood.
  42. These “colossal spirits” teach you to kill for fun,
  43. To solve the moral questions as easy as cracking nuts
  44.  
  45. Heroes do exist in this world, they’re here near us
  46. But your sight passes by them, dimmed by propaganda.
  47. Behind the mess of decay, through the hell smoke of mass media
  48. They commit the feats, asking no reward
  49.  
  50. The luxury-satiated bitches are going crazy with boredom,
  51. But this track is for those who never lay down their hands,
  52. Who does not give up despite the verdict of doctors,
  53. Who reached the fatal line but is going for his dream ’til the end;
  54. For single mothers who raise their children
  55. Despite the poverty, problems and government lies.
  56. Life is getting more and more filthy, injustice burns our eyelids,
  57. But the strong conviction and perseverance can even stop the rivers to flow.
  58. It’s for those who didn’t forgot the heritage of our fathers,
  59. Who didn’t chose the easy but curvy road of scoundrels
  60. Who didn’t betray his calling and his oath to live for people,
  61. It’s for firefighters, rescue workers, medics, teachers –
  62. For those who spend the day in work, and get up before dawn
  63. Who kill the health at three jobs to raise a family,
  64. Who forget their life for the sake of duty…
  65. It’s hard to save yourself, but too easy to lose!
  66.  
  67. Heroes do exist in this world, they’re here near us
  68. But your sight passes by them, dimmed by propaganda.
  69. Behind the mess of decay, through the hell smoke of mass media
  70. They commit the feats, asking no reward