Val Susa: manifestazione NO TAV e violenza di Stato.

La manifestazione NO TAV svoltasi il 25 Febbraio in Val Susa ha visto la partecipazione di almeno 75mila persone, un numero impressionante e significativo, ma ciò sembra non contare nulla per chi vuole a tutti i costi portare avanti il progetto dell’alta velocità. Tra gli episodi particolarmente gravi avvenuti in questi giorni c’è la carica a freddo degli sbirri contro alcuni partecipanti al corteo del 25 alla stazione di Porta Nuova di Torino, un corteo non solo partecipatissimo come già accennato, ma anche pacifico: la provocazione è sempre dietro l’angolo, la solita vecchia strategia. Proprio il giorno successivo alla grande manifestazione NO TAV è giunta notizia di un probabile allargamento del non-cantiere in Val Clarea, il che ha portato all’immediata mobilitazione degli/lle attivisti/e NO TAV. Durante un episodio di resistenza passiva, il compagno Luca Abbá, arrampicato su un traliccio, viene inseguito da un carabiniere che lo vorrebbe far scendere: Luca si arrampica più in alto e rimane folgorato, cadendo poi da un altezza di 10 metri, si trova ora all’ospedale in rianimazione. La resistenza contro l’occupazione militare della Valle Clarea continua in queste ore, numerose le azioni solidali in tutta Italia, bloccati tratti di autostrada e strade statali da parte dei/lle resistenti NO TAV.

luca

Per approfondire: http://anarresinfo.noblogs.org/2012/02/27/val-susa-la-polizia-attacca-compagno-ferito;

http://www.lavallecheresiste.info/.

Anarchico ucciso da neonazisti a Samara (Russia).

Riporto la tragica notizia pubblicata originariamente sul sito in lingua russa Avtonom e riportata, tradotta in italiano, sul sito Anarkismo:

 

“Antifascista anarchico ucciso a Samara, in Russia

I suoi amici ed i suoi familiari hanno bisogno di aiuto!


Lo scorso 9 febbraio alle 6.30 del mattino, nell’area dell’Istituto “FIAN”, un bidello ha trovato il corpo di Nikita Kalin, nato nel 1991. Alle 8:00 è arrivata la polizia che solo alle 11.00 ha avvisato la madre della vittima.Secondo la madre, Nikita avrebbe ricevuto 61 coltellate; inoltre le sue costole presentavano fratture multiple, ed anche la testa presentava ferite. Non gli è stato rubato niente. Attualmente, c’è un sospettato di omicidio in stato di arresto, dato che sui suoi abiti sono state trovate tracce del sangue di Nikita.

E’ evidente che Nikita è stato aggredito da un gruppo; la polizia ha anche detto a sua madre a livello informale che il sospettato è un’attivista nazionalsocialista il quale si rifiuta di fare nomi. Oltre alla brutalità dell’omicidio, va detto che la polizia non ha ancora chiesto alla madre di Nikita o ai suoi amici se sanno chi è l’ultima persona che lo ha incontrato. Per questa ragione, temiamo che ci sarà un tentativo di insabbiare il caso, come spesso succede in Russia. Comunque, il sospettato ha già assunto un avvocato.

Crediamo anche che le attività investigative vengano svolte nell’interesse del sospettato, ed è per questo che è importante dare sostegno ai familiari ed agli amici di Nikita. A questo punto, c’è un’organizzazione per i diritti umani che mette a disposizione un avvocato, ma intanto i fondi sono necessari per il funerale.

Nikita era figlio di una semplice famiglia operaia e non aveva mai nascosto il suo antifascismo e le sue idee anarchiche.

In caso vogliate inviare una donazione agli amici ed alla famiglia di Nikita per le spese del funerale, potete farlo tramite la Croce Nera di Mosca: http://wiki.avtonom.org/en/index.php/Donate

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Nella foto in alto, si vede Nikita durante una riunione locale sulle frodi elettorali, mentre tiene un cartello con scritto “Noi non abbiamo bisogno di nessuna autorità! Libertà o morte! Il nostro candidato è l’autogoverno!”

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.”

Gli atti di violenza compiuti da neonazisti in Russia nei confronti di immigrati, omosessuali, antifascisti ma anche contro giornalisti e avvocati impegnati in processi o indagini sul mondo dell’estremismo di destra sono cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni, per chi fa attivitá politica antifascista è pericoloso non solo girare da soli o disarmati per strada, ma anche semplicemente mostrare il proprio volto scoperto durante iniziative pubbliche o interviste. Un’estratto dall’articolo “Nessuna calma sul fronte orientale” di Mikhail Tsovma, pubblcato sul numero estivo del 2010 di “A-Rivista anarchica” mostra uno spaccato di una realtà inquietante e drammatica alla quale è necessario reagire anche offrendo la nostra solidarietà ai/lle compagni/e antifascisti/e russi/e che rischiano, letteralmente, la propria vita nella lotta:

“Negli ultimi tempi la Russia ha visto crescere un’ondata di violenza razzista dell’ultradestra, per un certo tempo favorita dal governo, che non ha saputo reagire al terrorismo nazista. È in crescita la violenza nazista, soprattutto rivolta contro gli immigrati e la gente di colore, ma anche contro gli antifascisti, gli anarchici e i progressisti. Negli ultimi tempi abbiamo anche assistito all’emergere dalla clandestinità di nazisti, che rappresentano una forza sempre più propensa al terrorismo.
Il 19 gennaio 2009 un noto avvocato, Stanislav Markelov, è stato ucciso con un colpo alla testa in pieno centro di Mosca, ed è stata colpita anche la giornalista Anastasia Baburova, che lo stava accompagnando e che tentava di fermare l’assassino. Il caso è diventato uno scandalo internazionale, perché Markelov era molto noto in quanto difensore di civili ceceni vittime della brutalità della polizia e dell’esercito, come di attivisti e di antifascisti. Era anch’egli un socialista e collaborava attivamente con gli anarchici. La Baburova non era solo una reporter di un giornale dell’opposizione, la Novaya Gazeta, ma era anche impegnata nel movimento anarchico e antifascista. Meno note al pubblico sono le uccisioni di altri attivisti, anarchici e antifascisti avvenute di recente e con modalità simili a quelle dell’assassinio di Markelov e Baburova.

Per un certo tempo la polizia ha finto di non notare il problema o ha sostenuto che c’era una sorta di strana guerra tra due subculture giovanili: gli skinhead nazisti e gli antifascisti. Ma la situazione è sfuggita di mano e alla fine si è dovuta ammettere ufficialmente l’esistenza di un terrorismo nazista in Russia. L’ultimo assassinato è stato un giudice che aveva condannato al carcere alcuni nazisti.
Nel giugno 2004 a San Pietroburgo, Nikolay Girenko, un militante per i diritti civili che aveva testimoniato come esperto contro alcuni aggressori razzisti, è stato assassinato da colpi sparati attraverso la porta della sua abitazione. Nel novembre 2005 Timur Kacharava, un giovane musicista e attivista dell’antifascismo, nel corso di un’azione “Cibo e non Bombe” è morto accoltellato da una dozzina di skinhead nazisti. Nell’aprile 2006, sempre a San Pietroburgo, i nazisti hanno sparato a uno studente senegalese, Samba Lanpsar, attivo in una ONG antirazzista. Nello stesso mese, a Mosca, un militante antifascista, Alexander Ryukhin, mentre si recava a un concerto antifascista, è stato aggredito e ucciso da una banda di nazisti armati di coltelli. In una aggressione simile, nel marzo 2008 a Mosca, ha perso la vita Alexey Krylov. Nel luglio 2007 ad Angarsk, in Siberia, un campo ecologista di protesta contro l’importazione di scorie radioattive in Russia, è stato attaccato da una banda di nazisti che agivano chiaramente per ordine non ufficiale delle autorità locali e della polizia: uno dei manifestanti, Ilya Borodayenko, è stato accoltellato a morte (tre anni dopo il caso non è ancora finito in tribunale, perché le indagini non sono state condotte in modo adeguato). Nell’ottobre 2008 a Mosca Fyodor Filatov, uno skinhead antinazista tra I principali organizzatori della resistenza antifascista, è stato accoltellato davanti all’ingresso del proprio appartamento. Uno altro antifascista moscovita, Ilya Dzhaparidze, attivo tra le tifoserie calcistiche, è stato ammazzato nello stesso modo nel luglio 2009. Nel gennaio 2009 sono caduti come ricordato Stanislav Markelov e Anastasia Baburova. In novembre le pallottole naziste hanno tolto la vita di Ivan Khutorskoy, uno dei leader dell’antifascismo di strada a Mosca.
Sono solo i casi di aggressioni conclusasi con la morte, mentre che ne sono tante che hanno provocato feriti (e ci sono casi di attentati dinamitardi a concerti e ad abitazioni di antifascisti). Secondo il rapporto pubblicato dal Centro Sova, circa il 22 per cento delle aggressioni naziste nel 2009 sono state ai danni di antifascisti. Le modalità degli assassini è la stessa delle uccisioni razziste: aggressioni di gruppo con molteplici coltellate letali o, più di recente, anche con l’uso di armi da fuoco.
Fino a oggi il movimento antifascista ha scelto di non uccidere i nazisti per rappresaglia. È forte una presa di posizione morale, una nobile decisione, ma nessuno può dire per quanto tempo potrà continuare (e ovviamente ci sono già casi di nazisti uccisi: un caso si è verificato a Odessa, in Ucraina, quando un antifascista, per difendersi da un’aggressione di una banda nazista ha accidentalmente ucciso uno degli aggressori. A quanto risulta anche in Ucraina cominciano a esserci problemi per l’aumento della violenza nazista, anche se con dimensioni più ridotte rispetto alla Russia).”

25 Febbraio: manifestazione nazionale NO TAV.

 

Appello della Federazione Anarchica Italiana per la manifestazione nazionale NO TAV del 25 Febbraio, tratto dal sito anarres-info:

“Sabato 25 febbraio si svolgerà una marcia No Tav da Bussoleno a Susa. Il percorso è quasi il medesimo del 16 novembre 2005, quando lo sciopero generale paralizzò la Valle Susa. Da allora il ritmo della lotta è cambiato molte volte, attraversando molti valichi difficili, salite erte erte, discese a precipizio.
Nel 2005 tutto era nuovo, facile come la scoperta della vita che si apre, difficile come ogni volta che si fa qualcosa di non saputo. Aurorale. Si vinse e non si credeva che fosse vero, si vinse di slancio, gettando il cuore oltre l’ostacolo e trovandosi poi in tanti a fare la strada giusta. Se si fosse ascoltato il cuore, quel cuore che batteva al ritmo della lotta popolare, dopo la rivolta del dicembre, non ci si sarebbe fermati. Cominciava il walzer delle poltrone: il movimento ha detto “no” agli amministratori che volevano il tavolo di trattativa offerto da Berlusconi. Ma dire “no” non basta. Bisognava restare in strada, non mollare: il governo aveva paura delle barricate, dei blocchi, della gente che spontaneamente aveva risposto alla violenza e all’occupazione militare.

Dopo sei anni, di tavolo in tavolo, il gioco degli inganni è andato avanti, tra walzer e giravolte, per logorare, sedurre, comprare. A maggio la parola è tornata alle armi. Quasi dieci mesi di lotta, giorno dopo giorno, notte dopo notte.
Ci sono state le giornate di resistenza, i cortei, assemblee e mille incontri, cibo condiviso, la solidarietà di uno sguardo scambiato a metà notte mentre ci si incrocia su per il sentiero, tra un turno di guardia e l’altro. Ci sono stati i cortei dei tutti quanti e le giornate alle reti. Le botte, gli arresti, i gas che mozzano il respiro, la violenza dei media scatenati. Hanno provato a dividerci ma non ci sono riusciti. I buoni e i cattivi, gli ingenui valligiani e i guerriglieri venuti da fuori, quelli con la bandiera e i black bloc sono rimasti incastrati nelle penne malevole di certi giornalisti.

A dicembre un corteo di tutti quanti, aperto dai bambini, ha bloccato dell’autostrada per oltre 14 ore. È stato un passaggio importante. Gli attivisti di tutti i giorni ci hanno creduto poco, attratti magneticamente dalle reti della Val Clarea, dal catino militarizzato predisposto dallo Stato per dare la propria prova di forza. La gente invece ci ha creduto. Lo ha sancito in assemblea e lo ha realizzato con semplicità e determinazione l’8 dicembre.
Un primo passo di un sentiero che bisognerà allargare nei mesi a venire.
Il governo ha scelto con cura il luogo dove sferrare l’attacco e aprire una guerra di posizione e di logoramento: una zona isolata, difficile da raggiungere, dove si può gasare come in guerra e poi raccontare che i No Tav sono violenti.
Hanno dimostrato di aver imparato la lezione del 2005. Hanno puntato sui gas e le recinzioni. Un procuratore di stretta osservanza “Democratica” come Caselli si è assunto il compito di distribuire centinaia di denunce, decine di fogli di via, ordinare perquisizioni ed arresti.
Il governo teme una rivolta che dilaghi da Torino all’alta Valle, teme che si ripetano gli scenari del 2005. Se in ogni paese sorge una barricata, se i blocchi si moltiplicano, la situazione diventa ingovernabile.
Le truppe e la violenza potrebbero non bastare più, perché trattare le questioni sociali come affari di ordine pubblico è facile, finché il dissenso, per quanto ampio, si concentra nell’assedio al fortino della Maddalena.

È tempo di rendere loro la vita difficile. È tempo che la lotta popolare riprenda il suo ritmo. Il ritmo di chi si mette di mezzo, scegliendo da se i luoghi e i tempi. Il ritmo di chi non delega a nessuno, soprattutto a chi gioca anche oggi il walzer delle poltrone sulla pelle di tutti.
La Procura ha paura della Libera Repubblica della Maddalena, ne cita l’autonomia, la partecipazione, la libertà.

Costruiamo Libere Repubbliche ovunque
, luoghi dove la comunità resistente si incontra e costruisce quello spazio altro che tanto intimorisce chi difende chi lucra sulle vite di noi tutti.

Su questi contenuti saremo alla marcia da Bussoleno a Susa il 25 febbraio con uno spezzone rosso e nero.

 

Info logistiche.

Per chi fosse interessato alla partenza collettiva in auto da Torino appuntamento in corso Palermo 46 alle ore 10.
Il corteo partirà da Bussoleno alle 13. Puntuale. Probabilmente anche in anticipo
Suggeriamo a chi viene di usare pullman e auto e non il treno, perché le Ferrovie non aumenteranno le carrozze e c’è il serio rischio di non riuscire a prendere il treno verso la Val Susa da Torino.A Bussoleno si può parcheggiare in piazza del mercato.
Il punto di riferimento per lo spezzone dell’anarchismo sociale è un banchetto informativo che piazzeremo alla partenza.
Per il ritorno da Bussoleno a Susa ci saranno alcune navette, oltre all’autogestione tra i vari autisti

Federazione Anarchica Torinese
Info: [email protected] – 338 6594361″

Dalla parte dei lavoratori del Cantiere Navale di Trapani.

Quattro mesi e mezzo fa é iniziata la lotta dei lavoratori del cantiere navale di Trapani,culminata con l’occupazione di una petroliera. I lavoratori in lotta hanno ora deciso di creare una cooperativa per autogestire il proprio lavoro. Ecco cosa scrivono in un loro appello, pubblicato recentemente su diversi siti che simpatizzano con la lotta in corso e con l’iniziativa di autogestione:

“Negli ultimi quattro mesi appena trascorsi, la nostra lotta per il lavoro e la dignità ha attraversato, allo stesso tempo, momenti di grande difficoltà ma anche di grande speranza.
Abbiamo creato un presidio permanente davanti i cancelli del nostro Cantiere navale e poi abbiamo deciso di salire sulla petroliera che abbiamo costruito con le nostre mani e che era stata lasciata all’abbandono da parte dell’azienda. Nel frattempo, ci siamo organizzati in un collettivo per discutere e ragionare tutti insieme, per condividere i momenti belli e quelli più brutti, per dare corpo alle nostre rivendicazioni. Di fronte ai licenziamenti assolutamente ingiustificati da parte dell’azienda, abbiamo opposto le ragioni del buon senso, l’analisi dei fatti, la volontà di raggiungere soluzioni rispettose del nostro diritto al lavoro e alla vita. In questi mesi ci siamo resi conto che, nelle vertenze per il lavoro, non è possibile e non è dignitoso accettare sempre e comunque accordi al ribasso o finte soluzioni proposte da sindacalisti senza scrupoli che si preoccupano solo degli interessi dei più forti. Proprio per questo abbiamo cercato nuove strade per difendere i nostri diritti attraverso il sindacalismo di base e l’autorganizzazione.
Siamo stati, e continuiamo a essere, perfettamente disponibili a confrontarci in tutte le sedi
preposte per trovare soluzioni adatte a salvaguardare non solo il futuro occupazionale nostro e di tutti i lavoratori del Cantiere, ma anche l’esistenza di una realtà produttiva
importantissima per tutto il territorio. Con l’occupazione della petroliera “Marettimo M.” abbiamo manifestato la nostra rabbia e la nostra determinazione, e abbiamo chiesto
solidarietà a tutta la cittadinanza. Ci sentiamo offesi dalle minacce con le quali l’azienda ci
intima ad abbandonare la nave, e respingiamo ogni accusa rispetto al nostro comportamento: noi non siamo vandali, non siamo criminali, e non vogliamo essere trattati come tali. Questa azienda ha fallito i suoi obiettivi solo e soltanto per la sua incapacità e per una colpevole mancanza di volontà. Noi pensiamo che le responsabilità di un fallimento non possono e non devono ricadere sulle spalle dei lavoratori, delle loro famiglie, e dell’intera città. Noi siamo uomini e donne che hanno a cuore il prodotto della
loro fatica e rivendicano il diritto al lavoro. La nostra volontà è quella di togliere la
ruggine dai macchinari e dalle attrezzature e fare quello che sappiamo fare: LAVORARE NEL CANTIERE NAVALE DI TRAPANI.
Per questo motivo, ci rendiamo conto che solo diventando padroni di noi stessi potremo uscire da questo vicolo cieco. Costituendoci in Cooperativa possiamo sperare nel futuro. In questi mesi abbiamo visto crescere la solidarietà intorno a noi. Ringraziamo dal profondo del cuore tutti quelli che, sin dall’inizio, ci hanno sostenuti: cittadini, associazioni, movimenti, realtà politiche. Ringraziamo i mezzi d’informazione che, a poco a poco, hanno dato voce alla nostra azione. Adesso chiediamo uno sforzo in più: aiutarci a realizzare il nostro progetto di cooperazione e gestione dal basso del nostro futuro. Qualunque contributo, anche piccolo, può essere fondamentale.

Collettivo dei Lavoratori in Lotta del Cantiere Navale di Trapani
FLMU-CUB“.

-Fra i siti e i blog che si occupano della vicenda, quello del Gruppo Anarchico Andrea Salsedo di Trapani è fra i più aggiornati e ben documentati.

Sciopero generale in Grecia contro le nuove misure di austerità.

Sciopero in Grecia,10/02/2012

Nelle giornate di ieri 10 Febbraio ed oggi 11 Febbraio si é svolto e si sta svolgendo in Grecia uno sciopero nazionale contro l’approvazione in parlamento delle nuove misure di austeritá, che colpiranno come sempre le fasce piú deboli della popolazione, mirate al rilancio del Paese sul mercato, all’accrescimento della competitività, all’incentivo di investimenti esteri ed al pagamento del debito contratto nei confronti delle banche. Una stangata a base di privatizzazioni, consistenti tagli alla spesa sociale, sacrifici da parte della classe lavoratrice, ulteriore impoverimento, miseria ed emarginazione. Il tutto ordinato dalla troika Unione Europea-Banca Centrale Europea-Fondo Monetario Internazionale ai burattini che siedono in parlamento. Gli oppressi e gli sfruttati, però, non ci stanno…

Numerosi siti di controinformazione hanno pubblicato nelle ultime ore analisi sulla situazione economica e sociale della Grecia, ma soprattutto aggiornamenti sullo sciopero tuttora in corso e sulle iniziative nate durante lo sciopero stesso. Le notizie sono in continua evoluzione, perciò consiglio, oltre alla lettura dei link che seguono, di visitare soprattutto i siti Occupied London e Contra Info per informazioni aggiornate.

Radio Blackout: “La Grecia sotto ricatto“;

Radio Onda d’Urto: “Grecia: sciopero generale, scontri nella capitale“;

Aggiornamenti ora per ora sul primo giorno di sciopero generale dal sito Contra Info;

Occupied London full coverage of the 48hours General Strike in Greece.

Aggiornamenti sui/lle detenuti/e NO TAV.

Il sito Informa-Azione ha diffuso nuove notizie ed aggiornamenti sulla situazione di alcuni/e degli arrestati/e del 26 Gennaio a seguito dell’operazione repressiva contro il movimento NO TAV:

“Giornate di solidarietà e di protesta, dentro e fuori le carceri. In concomitanza con il presidio del 7 febbraio sotto la galera di Torino, alcuni prigionieri No Tav hanno manifestato contro il sovraffollamento e le condizioni detentive rifiutandosi di rientrare nelle proprie celle. Pare che altri ammutinamenti si siano verificati nei giorni precedenti. La rappresaglia dei carcerieri non si è fatta attendere, concretizzandosi nel trasferimento di alcuni compagni. Per ora siamo a conoscenza dello spostamento di Tobia nel carcere di Cuneo, di Luca a Ivrea, di Mambo ad Alessandria. di Giorgio a Saluzzo e di Jacopo ad Alba.
Gabriela è la compagna a cui sono state riservate le peggiori condizioni detentive: un letto infestato da parassiti e l’impossibilità di effettuare colloqui.

Nel frattempo, le udienze per il riesame delle misure cautelari si stanno svolgendo scaglionate su più giornate e comunichiamo gli esiti per ora disponibili:

In seguito al riesame del 7 febbraio, Federico Guido e Zeno Rocca sono stati trasferiti ai domiciliari; mentre per Giorgio Rossetto e Luca Cientanni è stata confermata la detenzione in carcere. Apprendiamo che Luca, forse in seguito alle proteste contro le condizioni detentive effettuate nel carcere di Torino, è stato spostato presso la casa circondariale di Ivrea.

Aggiornamenti:

Tobia Imperato è stato trasferito presso il carcere di Cuneo:
C.C. via Roncata 75 – 12100 Cuneo

Luca Cientanni è stato trasferito presso il carcere di Ivrea:
C.C. corso Vercelli 165 – 10015 Ivrea (To)

Matteo Grieco “Mambo” è stato trasferito presso il carcere di Alessandria:
C.R. San Michele – Strada Statale 31 – 15100 Alessandria

Giorgio Rossetto è stato trasferito presso il carcere di Saluzzo:
C.R. – loc. Cascina Felicina via Regioni Bronda 19/b – 12037 Saluzzo (CN)

Jacopo Bindi è stato trasferito presso il carcere di Alba:
C.C. di Alba – Via Vivaro 14 Loc.Toppino – 12051 Alba (CN) “.

Quella che segue é la lettera inviata da Tobia Imperato e Giorgio Rossetto riguardo le proteste che hanno poi causato il loro trasferimento:

 “A tutti i compagni/e
Vogliamo farvi sapere che ieri, mentre si svolgeva il concerto davanti al carcere, noi abbiamo dato corso a una protesta contro le pesanti condizioni di agibilità interna.
Al detenuto spettano, per disposizione ministeriale, 4 ore d’aria. In più sono concesse 2 ore di socialità, in cui i detenuti dovrebbero, appunto, socializzare tra loro.
Fino a poco tempo fa in queste ore venivano aperte le celle e si poteva passeggiare nel corridoio o, volendo, entrare in un’altra cella. Ultimamente ci fanno uscire e, dopo un quarto d’ora, ci fanno entrare nelle celle in cui vogliamo stare.
In questi giorni d’emergenza freddo è impossibile uscire all’aria anche perchè i cortili sono invasi dalla neve e non si sono attrezzati con scarpe adatte. Se non vai all’aria ti obbligano a stare chiuso in cella.
Ieri sera, nella nostra sezione le condizioni sono state inasprite. Invece di aprire tutte le celle contemporaneamente venivano aperte una alla volta, ti portavano alla cella che volevi e ti richiudevano nuovamente.
Quando ci hanno aperto noi (Tobia e Giorgio) siamo rimasti in corridoio rifiutando di farci nuovamente rinchiudere. Allora han provato a metterci contro gli altri, dicendo che fino a quando noi eravamo in corridoio non avrebbero più aperto a nessuno. Dopo esserci consultati con gli altri detenuti, abbiamo deciso di non desistere.
Dopo un po’ di minacce, hanno chiamato la squadretta, composta da mezza dozzina di agenti nerboruti, con il chiaro intento di intimidirci. Al nostro netto rifiuto di rientrare in cella, ci hanno presi di peso e sbattuti dentro, senza però usare violenza.
Dopo una decina di minuti siamo stati convocati dal Direttore che, con modi gentili e molto paternalismo si lamentava che era la terza protesta di questo tipo che avevano messo in atto.
Noi, dopo aver precisato che non volevamo favori ne privilegi personali, abbiamo presentato a nome di tutti i detenuti della sezione una serie di richieste di agibilità minima.
Il direttore ha risposto che ci avrebbe riflettuto sopra e ci avrebbe fatto sapere.
Adesso stiamo valutando il da farsi.
Come i banchieri cercano di far pagare la crisi ai lavoratori, in carcere si cerca di far pagare il sovraffollamento ai detenuti. Vengono progressivamente ridotte le dotazioni (detersivi, carta igienica, ecc.) e, con la scusa di maggiori difficoltà di gestione, gli spazi di agibilità.

La lotta non si fermerà.

I Detenuti del 26 gennaio 2012
Giorgio e Tobia”

La risposta solidale di chi é fuori non si é fatta attendere nemmeno stavolta: Domenica 12 Febbraio alle ore 14:00 sono previsti presidi in contemporanea sotto le carceri nelle quali sono stati spostati i/lle compagni di cui sopra. E intanto si avvicina la data della manifestazione nazionale del 25 Febbraio.

Modena: presidio antifascista.

L’11 Febbraio prossimo i militanti dell’organizzazione neofascista Forza Nuova hanno indetto un presidio a Modena per protestare contro le politiche urbanistiche dell’amministrazione comunale locale. Quella che riporto qui sotto, tratta dal sito Libera, é la risposta concreta degli/lle anarchici/che modenesi a tale iniziativa: 

 

“11 febbraio Presidio Antifascista
Piazza Grande ore 15-17.
Nonostante lo spostamento ed il declassamento da presidio a banchetto dell’iniziativa dei neofascisti e viste le previste condizioni atmosferiche l’assemblea dell’USI Modena ha deciso di mantenere il Presidio Antifascista per almeno 2 ore, dalle 15 alle 17.

11 febbraio Presidio Antifascista
Piazza Grande ore 15.
L’Unione Sindacale Italiana-AIT sezione di Modena invita tutti i sindacati antifascisti, tutti i lavoratori e le lavoratrici, tutti i gruppi antifascisti, gli spazi sociali, le forze antifasciste e tutti i cittadini a partecipare al presidio antifascista in Piazza Grande sabato 11 febbraio dalle ore 13.
Le motivazioni che ci portano ad indire questa scadenza sono molteplici e tutte di egual importanza.

Primo, dare solidarietà agli antifascisti modenesi che stanno subendo una dura repressione per aver giustamente cercato di impedire una conferenza che esaltava la marcia su roma.

Secondo, perché dopo l’assalto ai campi Rom a Torino, l’uccisione dei due ragazzi nigeriani a Firenze, ed innumerevoli altri episodi, il limite è stato abbondantemente superato, la società deve rispondere con segnali forti al rinascere del fascismo.
E’ necessario evitare fin da subito gli errori degli anni 20 e non sottovalutare il nascente neofascismo.

Saremo presenti con una mostra contro gli ecomostri sia del periodo fascista che quelli del periodo democratico, per ricordare che i temi di moda usati dai neofascisti sono solamente strumentali.

Come USI-AIT inoltre saremo in Piazza Grande perché nel centenario della fondazione del nostro sindacato, avvenuta a Modena nel 1912, vogliamo ricordare come il fascismo nel 1925 ne decise manu militari lo scioglimento.

Saremo in Piazza Grande anche perché rivendichiamo il patrimonio storico della nostra sede in Via S. Agata 14, ora Piazza Matteotti,
che i fascisti distrussero nel 1923.

Saremo in piazza in solidarietà ai procesati per lo sgombero di Libera che avranno l’udienza giovedì 16 febbraio.

Ci saremo anche perché Piazza Grande è il luogo dell’Eccidio del 1920, dove furono uccisi nostri compagni e compagne e che il 7 Aprile ci troveremo pieno di bancarelle di antiquariato.

Siete tutte e tutti invitati a partecipare.
Unione Sindacale Italiana aderente all’AIT sezione provinciale di Modena.”

Grecia: ospedale autogestito dai/lle lavoratori/trici.

L’ospedale di Kilkis, in Grecia, é da ora sotto il diretto controllo del personale lavorativo. Il personale ospedaliero ha infatti occupato l’ospedale e creato un’assemblea generale dei/lle lavoratori/trici che prenderá tutte le decisioni in merito alla gestione della struttura. I/Le lavoratori/trici dichiarano che l’attuale disastrosa situazione del sistema sanitario nazionale greco é irrisolvibile con le misure adottate dal governo; affermano che le politiche neoliberiste ed il servilismo del governo stesso nei confronti dei diktat della troika UE-BCE-FMI sono inaccettabili; chiamano il personale lavorativo di altri ospedali e tutti i/le lavoratori/trici pubblici e privati a supportare l’autogestione dell’ospedale di Kilkis e ad occupare ed autogestire i propri luoghi di lavoro; sottolineano che é necessaria l’unione fra tutti gli sfruttati e gli oppressi, vittime dell’attuale sistema economico, per rovesciare l’attuale governo e qualsiasi altro governo che segua politiche simili. Tra le richieste avanzate non vi é solo il pagamento degli stipendi arretrati e il ripristino delle paghe attribuite prima delle misure di austeritá decise a seguito della crisi economica: nel loro comunicato i/le lavoratori/trici parlano di cambiamenti radicali e di lotte che superino le solite rivendicazioni che servono interessi specifici di un gruppo o di una categoria professionale, si appellano alla solidarietá ed all’appoggio dell’intera comunitá per  portare avanti il proprio servizio alla comunitá bypassando il governo centrale nelcaso questo dovesse sottrarsi alle proprie responsabilitá economiche nei confronti della struttura ospedaliera ora autogestita. Attualmente é prevista una conferenza stampa per il 15 Febbraio prossimo durante la quale gli/le occupanti ed autogestenti spiegheranno le proprie ragioni , esporranno le decisioni prese in assemblea e chiameranno a nuove iniziative. Per ora l’ospedale funziona a regime ridotto, solo per le emergenze, ma il personale conta di poter riprendere a breve il servizio a tempo pieno.

Vedi anche: “Greek hospital now under workers’ control“, from Libcom.

“Fair elections do not happen”: manifestazione antigovernativa a Mosca.

Alcune immagini del blocco anarchico alla manifestazione contro il governo Putin svoltasi a Mosca il 4 Febbraio. Nonostante la temperatura di 19 gradi sotto lo zero e le solite provocazioni poliziesche, un totale di circa 100 000 persone hanno partecipato al corteo, alla faccia di chi ritiene che i russi non vogliano piú sentir parlare di attivismo politico.

Un blog a sostegno dei/lle NO TAV colpiti dalla repressione.

È nato il blog “NO TAV LIBERI“, a sostegno degli/lle arrestati del 26 Gennaio scorso. Il blog contiene informazioni sulle iniziative di solidarietà, gli indirizzi dei/lle detenuti/e ed aggiornamenti sulla loro situazione. Altre informazioni tra le più aggiornate su comunicati di solidarietá ed azioni dirette si possono trovare soprattutto sul sito Informa-Azione. Un’altro sito informativo che vale la pena di consultare é “La Valle che Resiste“.