Unioni civili e Paesi incivili.

Finalmente in Italia è stata approvata una legge sulle unioni civili che regolamenta a livello legale la situazione delle coppie di fatto, finora discriminate rispetto alle coppie eterosessuali sposate. Una legge-compromesso che per il momento offre solo un contentino a chi da decenni chiede di non essere più discriminato/a, alla quale si sono opposti fino all’ultimo i settori più retrivi, oscurantisti e tradizionalisti del Paese, teocon in primis, una legge mutilata che non concede nulla sul tema importantissimo delle adozioni e che arriva con ventisette anni di ritardo rispetto a quella approvata in Danimarca, primo Paese europeo a riconoscere i diritti delle coppie non sposate. Oltre ad introdurre la possibilità di unione civile tra persone dello stesso sesso, la legge riconosce e regolamenta anche i diritti delle coppie “di fatto”, eteterosessuali ma non sposate, anche se “riconosce” è un termine in questo caso esagerato. Da riconoscere piuttosto è ancora una volta il tranello del percorso parlamentare nell’istituzionalizzazione dei diritti civili, che dovrebbero innanzitutto essere parte delle coscienze e del patrimonio morale della società e non strumento di stampo elettoralistico negoziabile a seconda delle esigenze opportunistiche e delle alleanze del momento. L’isteria che ha accompagnato e tuttora accompagna la discussione intorno alla legge appena approvata e più in generale sul tema delle “famiglie non tradizionali” dovrebbe spingere chiunque si batta contro l’omofobia e le discriminazioni di genere a lottare con rinnovato vigore per un cambiamento culturale nella società nella quale si vive, per il rispetto e l’uguaglianza di diritti, contro il dominio del patriarcato e le derive reazionarie. La libertà di gay, lesbiche, trans-, bi- e intersessuali è anche la mia libertà. Risultati immagini per anarchists against homophobia

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