Nuove forme di lavoro e vecchio sfruttamento. Il caso di Foodora in Italia.

Quando le tecnologie diventano uno strumento di controllo e sfruttamento; quando il cottimo si reinventa in una forma addirittura peggiore di quello al quale erano abituati lavoratori e lavoratrici nelle fabbriche e nei campi; quando un lavoretto per arrotondare rimane l’unica fonte sottopagata di sostentamento economico; quando la precarietà è la norma, travestita da lavoro autonomo… Dopo aver parlato delle condizioni lavorative e delle lotte nel settore della logistica in Italia, ecco un altro approfondimento su un tema correlato, che focalizza l’attenzione su una azienda della cosiddetta “gig economy”, la Foodora, e sulle lotte lavorative portate avanti dai riders, ovvero quelle persone che consegnano i pasti in bicicletta. L’articolo che propongo è in inglese, ma contiene collegamenti ad altri articoli di informazione e approfondimento in lingua italiana:

“Foodora strikes in Italy – the dark side of the sharing economy”, by Struggles in Italy.

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La situazione dei/lle lavoratori/trici di Foodora è in continua evoluzione, fra licenziamenti, nuove forme di protesta e proposte di legge contro quello che viene definito “caporalato digitale”. Sono convinto che sentiremo parlare ancora a lungo delle lotte in questa azienda e nel settore della “gig economy” nel suo complesso, a fronte dello sfruttamento che, lungi dall’essere nuovo nella sua essenza, assume forme semplicemente più moderne, anche grazie all’impiego di nuove tecnologie da parte di chi sfrutta e a fronte della deregolamentazione per le aziende e dell’assottigliamento dei diritti della classe lavoratrice.

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