Solidarietà a Maurizio Ferrari, in isolamento nel carcere di Cuneo.

Fonte: Anarchaos.

” Maurizio cementato vivo nel carcere di Cuneo. Sabato manifestazione di solidarietà

Il 26 gennaio, sei mesi dopo le imponenti manifestazioni in Valsusa, un’operazione della Procura di Torino ha portato a perquisizioni in tutta Italia e all’arresto di 26 compagni/e, di cui tre si trovano ancora in carcere.

Fra gli scopi dell’inchiesta, il tentativo di dividere ed intimorire il movimento No Tav e chiunque si opponga alle imposizioni dettate dall’alto. Proprio in questi giorni è cominciato il processo, nel tribunale di Torino, contro i 46 No Tav inquisiti.

Uno di questi, Maurizio Ferrari, trasferito il 16 giugno dal carcere di Milano a quello di Cuneo, sta subendo un pesante accanimento: isolamento (nessun contatto con gli altri detenuti, in cella e all’aria da solo), blocco della posta, nessuna possibilità di ricevere libri o altro materiale, vessazioni continue.

Di fronte a questa situazione è importante dare una risposta concreta: per questo indiciamo un presidio di solidarietà con Maurizio e con tutte le prigioniere e i prigionieri che quotidianamente subiscono l’oppressione del carcere.

SABATO 14 LUGLIO, ORE 16
PRESIDIO FUORI DALLE MURA DEL CARCERE CERIALDO DI CUNEO, VIA RONCATA.

Ora e sempre No Tav

 

Solidarietà a tutti e tutte i No Tav inquisiti

 

Maurizio, Juan, Alessio liberi subito!

 

Contro il carcere e la società che lo crea!

 

Tutte e tutti liberi!

 

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Maurizio Ferrari, resistente No Tav prigioniero dal 26 gennaio è stato trasferito dal 16 giugno nel carcere di Cuneo, dove viene sottoposto a regime di isolamento duro, blocco della posta in entrata e in uscita, mancata consegna di libri e letture che gli vengono spediti, aria da solo in un cortiletto di cemento. Sperano di piegarlo con questa totale privazione di relazioni umane, ma sappiamo che il compagno sta resistendo a testa alta. 

Invitiamo tutte e tutti i solidali a inviare telegrammi e lettere per rompere l’isolamento a cui è sottoposto Maurizio, per fare pressione sui suoi aguzzini e sulla direzione del carcere di Cuneo. 

 

Maurizio Ferrari

C.C. via Roncata 75 12100 Cuneo”

“Fratelli di TAV” e “I peccati della Maddalena”.

“Fratelli di TAV” é un documentario-inchiesta diretto da Manolo Luppichini e Claudio Metallo, realizzato nel 2008, che rivela quali siano gli “effetti collaterali” del progetto dell’alta velocità ferroviaria. Attraverso interviste a ingegneri, economisti, sindacalisti, scrittori/trici, operai, attivisti/e del movimento NO TAV ed altre persone “comuni”, il ducumentario fa luce sugli interessi economici legati al faraonico progetto TAV e sui legami fra la grande opera e la criminalità organizzata, mettendo in evidenza le conseguenze nefaste del progetto anche attraverso le testimonianze di persone direttamente danneggiate. Mafie, corruzione politica, sprechi di denaro pubblico, militarizzazione del territorio, violenza poliziesca, devastazione ambientale, danni irreparabili al tessuto sociale ed economico locale: c’é tutto questo dietro il progetto TAV, che però di fronte a sé trova l’accanita resistenza della popolazione della Val Susa e di tutti/e i/le resistenti e solidali che da ormai vent’anni lottano contro una truffa vantaggiosa per pochi e disastrosa per i più. In appendice al documentario il video “I peccati della Maddalena”, anch’esso realizzato da Luppichini, breve cronaca dello sgombero da parte del braccio violento della legge di quella che venne ribattezzata la Libera Repubblica della Maddalena, avvenuto nel Giugno del 2011. Buona visione, informatevi e informate!

 

Estate NO TAV…

Fonte: Morire Contro.

“L’operazione giudiziaria del 26 Gennaio scorso, secondo le parole del procuratore capo di Torino Caselli, ha voluto colpire dei singoli fatti delittuosi e non il movimento NO TAV  nel suo insieme. Il reale tentativo è stato quello di isolare dal proprio contesto i fatti del 27 Giugno e del 3 Luglio, depoliticizzare quelle giornate, colpendo chiunque si trovasse fisicamente ad affrontare la polizia per difendere la Libera Repubblica della Maddalena prima e per cercare di riprenderla poi.
Portare la valle in città
La solidarietà agli arrestati si è diffusa in tutta Italia confermando che la lotta NO TAV non è solamente una lotta locale, ma trae la sua forza dal collegamento e dalla vicinanza con le altre lotte. Il movimento NO TAV ha assunto la questione repressiva come già aveva fatto dopo il 3 Luglio, quando una campagna mediatica si era scatenata per costruire l’identikit del black bloc sbarcato in Val Susa per attaccare la polizia. Il “siamo tutti black bloc” seguito dal “si parte e si torna insieme” da semplici slogan sono diventate pratiche e modalità condivise. Così anche nella fase processuale, momento particolarmente delicato, è necessario che si rivelino in tutta la loro forza, in quanto patrimonio collettivo. Il fatto che la maggior parte degli arrestati non fossero abitanti della Val Susa ha provocato l’effetto opposto rispetto a ciò che si auspicavano i magistrati. Dopo gli arresti sono state innumerevoli le azioni di solidarietà diffuse in tutta la penisola e oltre, dai blocchi stradali alle occupazioni di stazioni, passando per i benefit e gli incontri pubblici a sostegno della lotta. Il collegamento del movimento NO TAV con il resto del paese si è reso ancora più evidente, ancora più intenso.
Il processo è parte della lotta No Tav
Non sono solo la vicinanza e la solidarietà attiva agli arrestati a fare del processo una parte della lotta NO TAV. E’ necessaria un’assunzione da parte di tutti, un’elaborazione comune delle pratiche e delle parole giuste per affrontare ogni fase processuale. Serve un collegamento tra i momenti giuridici, che si reggono su un terreno a noi ostile, e il ritmo della lotta stessa. L’intensità raggiunta con le esperienze vissute durante le varie fasi della lotta costituisce una risorsa preziosa che non possiamo permetterci di disperdere. Mentre il processo inizierà il 6 Luglio, un campeggio sarà già presente in valle, creando un spazio d’incontro dove intensificare i legami già esistenti e conoscere nuovi compagni. La circolazione tra questi due ed altri momenti sarà un’occasione per rafforzare il movimento e trasformare l’operazione repressiva, lanciata dalla magistratura, in un boomerang che le si rivolga contro. Subire un arresto, dover passare mesi in carcere, sentire la mancanza di un compagno, un amico indispensabile per la lotta ha un peso enorme sulla forza del singolo e della collettività che gli è vicino. D’altra parte sono i momenti difficili a svelare quanto di politico nasconde un’amicizia, quanto è forte e indissolubile prendere dei rischi insieme, stringersi per non sentirsi soli a subire la repressione. Il volto del potere non assume i tratti di un’astratta figura che dirige e impone dall’alto, come un moderno Leviatano, ma è qualcosa di molto più familiare fatto di funzionari che ci negano permessi, poliziotti che ci svegliano nel cuore della notte, comportamenti che a volte noi stessi riproduciamo e dispositivi che ci tengono divisi. Dagli arresti del 26 Gennaio le misure restrittive sono state dure, tenendo ancora in carcere quattro compagni a distanza di quasi cinque mesi, censurando le corrispondenze, respingendo richieste di permessi. L’accanimento repressivo dimostra quanto la lotta NO TAV faccia paura, perché capace di rendersi offensiva e non solo resistente, continuativa ma anche attraversata da momenti di accelerazione.
Ipotesi su una difesa collettiva
A Milano alcuni imputati del processo NO TAV si sono incontrati con altri compagni per iniziare a confrontarsi su come affrontare il processo che inizierà il 6 Luglio al tribunale di Torino. La volontà di costituire un’unità al processo, non è solo una scelta di difesa ma una possibilità d’attacco, in quanto l’obiettivo della giustizia, come già avvenuto con l’operazione repressiva, è quello di dividerci. Per questo le scelte individuali o le deleghe non consapevoli agli avvocati rischierebbero di depotenziare la difesa collettiva e di prestare il fianco all’accusa. Unità non vuol dire uniformarsi ad una linea monolitica di difesa o cadere in un frontismo neutro che annulli le divergenze, ma significa arrivare compatti pur nella diversità di posizioni e di sensibilità. L’eterogeneità non deve essere un ostacolo:può diventare un’occasione per elaborare insieme le scelte su ogni passaggio processuale. Il processo dovrebbe essere affrontato con la stessa attitudine con cui il movimento NO TAV è riuscito a rimanere compatto nelle sue differenze, anche nei momenti difficili. Così come parte e si torna insieme nei boschi della Clarea, e tra i guardrail dell’A32, con lo stesso spirito dobbiamo affrontare l’infame aula del tribunale. Difesa comune significa confrontarsi il più possibile tra imputati e avvocati sulle scelte da fare, allargando la presa in carico del processo a tutto il movimento NO TAV. Fondamentale è il collegamento con le prossime fasi della lotta, portando tutta la forza che il campeggio saprà esprimere all’interno del tribunale. Scegliere il rito ordinario è un’occasione per collegare le fasi processuali con la lotta. Andare a dibattimento, portare testimonianze ed elementi difensivi significa entrare in un terreno ostile non come soggetti passivi che attendono il giudizio, ma prendendo parte al processo con lo spirito combattivo che caratterizza il movimento NO TAV. Rinunciare a questa opzione e fare la scelta del rito abbreviato preclude ogni possibilità di rendere questo processo un’occasione politica e di rilancio della lotta. Oltre che esporre se stessi e gli altri a rischi maggiori, questo confermerebbe la tesi dell’accusa di trovarsi di fronte ad un movimento frammentato. Pur consapevoli delle difficoltà soggettive ed emotive che attraversano gli imputati, la posizione più forte che possiamo sostenere è che davanti ai giudici non ci saranno degli individui chiamati a rispondere delle loro azioni, ma un intero movimento di lotta che non si è fermato davanti alle cariche e nemmeno davanti ad arresti e processi. L’intenzione di questo documento è proporre una discussione rispetto al processo, alle scelte tecniche e un confronto per non arrivare divisi in aula, per non partire già rassegnati alla condanna.”

Occupato edificio di proprietà della provincia a Bologna.

Il comunicato che segue è tratto dal sito Anarchaos, che a sua volta lo riprende da emiliaromagna.indymedia.org:

” Bologna- Perchè abbiamo occupato lo stabile di via Libia 67

La sera del 13 aprile abbiamo occupato lo stabile di proprietà della provincia situato in via Libia 67 A Bologna in risposta agli espropri dei terreni della popolazione della Val Susa, legalizzati il giorno 11 aprile, per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

Da tempo il ritornello “portare la Valle in città” sta rimbalzando in tutta Italia arrivando ad oltrepassarne i confini. Siamo convinti che questo significhi innanzitutto riportare in ogni città la determinazione che le lotte dei valsusini hanno avuto nel corso degli ultimi 20 anni, per riuscire ad individuare in ogni territorio le pieghe delle contraddizioni di questo sistema e ad infilarsi al loro interno per contrastarle.
Viviamo in territori violentati in nome delle scelte economico-politico-strategiche di chi detiene le chiavi del potere.
Lorsignori ci parlano di “valorizzazione del territorio” e di “riqualificazione” e per farlo rendono i nostri quartieri e le nostre valli degli eterni cantieri con la promessa di farci vivere in luoghi migliori, più efficienti, più funzionali, più sicuri… ma ciò che resta è solo la devastazione delle lobbies del cemento.
Progettano il futuro sulla base di un efficientismo economico che non risponde a null’altro se non ali loro stessi profitti chiedendo però enormi sacrifici a tutti noi.
Puntano a relegare nelle periferie dell’esistente chi è sfruttato, perchè se alzasse la testa sarebbe troppo pericoloso.
Incarcerano chi si oppone ai loro meccanismi di sfruttamento e devastazione perchè in questa società è necessario restare allineati per far parte del gioco.
Riempiono le strade di valle e di città di sbirri e militari per abituarci alla loro presenza e alla loro idea di sicurezza basata su una violenza bruta ma legalizzata.

Il mondo che vogliamo non è solo un mondo senza TAV. Questo ci ha insegnato la lotta che da anni va avanti in Val di Susa.
A Bologna abbiamo occupato uno stabile di proprietà della provincia che come ultima destinazione ha avuto quella di sede della polizia municipale. Dopo due bandi di vendita andati a vuoto l’area di via Libia 67 è rimasta inutilizzata.
Vogliamo condividere con tutto il quartiere questo spazio, per farne un luogo aperto e non un fortino (come dicono i giornali in questi giorni), per creare un luogo di socialità autentica e non quella che ci impone chi non sa far altro che costruire centri commerciali, per condividere ciò che ciascuno di noi conosce e sa fare, per sviluppare legami diversi da quelli che ci impongono il lavoro, la velocità del denaro, la paura di non saper cos’altro cercare.

Temono la libertà perchè le loro gerarchie non la possono controllare, non ne conoscono la bellezza e non la conosceranno mai.

OCCUPANTI NO TAV VIA LIBIA 67 – BOLOGNA”

Calendario delle iniziative NO TAV per l’11 Aprile e dintorni.

Quello che segue è l’elenco aggiornato ad oggi delle iniziative di lotta NO TAV previste per l’11 Aprile e in alcuni casi anche per i giorni successivi o precedenti. Sul significato di questa giornata di lotta diffusa consiglio la lettura dell’articolo pubblicato recentemente sul sito notav.info.

ALBA 11 aprile ore16.30 via Vittorio Emanuele angolo via Paruzza

AOSTA 11 aprile ore 15.30 piazza Chanoux

BASSANO DEL GRAPPA 11 aprile ore 18.00 stazione dei treni

BARCELLONA ore 18.00 Consolato italiano C/Mallorca, 270 España

BERGAMO 11 aprile dalle ore 14.00 alle ore 20.00 piazzale stazione ff.ss.

BIELLA 11 aprile ore 17.30 davanti Esselunga

BRESCIA 10 aprile ore 20.45 assemblea al magazzino 47

BOLOGNA 11 aprile ore 18.00 piazza Nettuno

CREMONA 11 aprile ore 17.00 piazza Roma

CUNEO 11 aprile ore 17.00 piazzale stazione ferroviaria

DESENZANO DEL GARDA 11 aprile ore 18.00 piazza Malvezzi

ERCOLANO 11 aprile ore 18.00 piazza pugliano

FANO 11 aprile ore 17.30 via Serravalle 16

FIRENZE 11 aprile ore 18.00 ponte al pino (di fronte al cantiere tav)

FORLÌ 11 aprile ore 17.00 stazione ferroviaria

L’AQUILA 11 aprile piazza Regina Margherita presidio informativo nel pomeriggio

LA SPEZIA 11 aprile ore 17.00 stazione centrale

LUCCA 11 aprile ore 17.30 piazza S.Michele

MANTOVA 10 aprile ore 21.00 via chiesa nuova 10

MASSA CARRARA 11 aprile ore 15.00 piazza della stazione

MILANO 11 aprile ore 18.00 piazzale cadorna

NAPOLI BOSCOREALE 11 aprile ore 20.30 rotonda di via panoramica

NOVI LIGURE 11 aprile ore 17.00 piazza collegiata

NUORO 11 aprile ore 18.30 piazza Sardegna (quadrivio)

PADOVA 11 aprile ore 18.00 piazza delle Erbe 12 aprile ore 17.00 in bici da via Marzolo

PALERMO 11 aprile ore 16.30 corteo partenza ore 16.30 teatro Massimo

PARMA 11 aprile ore 17.30 via repubblica (in fronte a questura)

PINEROLO 11 aprile ore 18.00 piazza Facta

PISTOIA 11 aprile ore 10.00 piazza Duomo (davanti prefettura) ore 16.00 piazza Gavinana (a seguire lezione prof. Cancelli no tav valle di Susa)

PORDENONE 11 aprile ore 17.30 viale Mazzini davanti stazione ferroviaria

REGGIO EMILIA 11 aprile ore 17.30 rotonda antistante cantiere tav della stazione Mediopadana

ROMA 11 aprile ore 17.00 piazzale Tiburtino (altri appuntamenti su romanotav.info)

ROVIGO 11 aprile ore 15.00 piazza matteotti

SAVONA 13 aprile ore 17.30 piazza Sisto IV

SALERNO 11 aprile ore 18.00 stazione ferroviaria

SIRACUSA 11 aprile ore 18.00 largo XXV aprile

TORINO 11 aprile ore 18.00 piazza Castello (per tutta la giornata infopoint alla tenda del presidio ascoltateli)

TORTONA 11 aprile ore 17.30 via Emilia angolo via Carducci (sotto i portici)

TRENTO 11 aprile ore 18.00 piazza Duomo

TRIESTE 11 aprile ore 17.30 via delle Torri (dietro p.s. Antonio)

UDINE 11 aprile ore 17.30 piazzale della stazione (viale europa unita)

VENEZIA 11 aprile ore 16.00 campo San Giacomo

VERCELLI 11 aprile dalle ore 10.00 alle 19.00 piazza Cavour

Tobia Imperato, “Le scarpe dei suicidi”.

Ieri, 28 Marzo, ricorreva l’anniversario della morte di Edoardo “Baleno” Massari, sequestrato dallo Stato con l’accusa di attentati contro il progetto dell’alta velocità in Val Susa, accusa dalla quale verrà prosciolto solo quattro anni dopo essersi suicidato in carcere. Lo Stato ed il capitalismo uccidono in tanti modi: privano le persone dei mezzi di sostentamento, emarginano e costringono a violare le leggi stabilite dai vertici delle gerarchia sistemica,ingabbiano, fanno guerre, negano diritti e colpiscono chi li reclama. Ciò avviene tutti i giorni e continuerà ad avvenire finchè persisterà lo stato di cose attuale, finchè continueranno ad esistere gli Stati ed il capitalismo. Ricordare la vicenda di Baleno, Sole e Silvano è più importante che mai, non solo quando ricorre un tragico anniversario, ma perchè l’autore del libro che racconta la loro storia è lui stesso inquisito dallo Stato, privato della propria libertà; perchè il progetto del TAV incontra ancora un’accanita resistenza popolare che le autorità tentano di spezzare in tutti i modi, con la calunnia e con le menzogne tanto quanto con la violenza poliziesca, con i processi e le condanne; perchè la memoria vive nelle lotte quotidiane del presente e del futuro, che sono l’omaggio più concreto a chi ha pagato con la libertà e con la vita la propria scelta di opposizione all’orrore imposto dal sistema di dominio e sfruttamento.

 “A nosotros nos quieren muertos porque somos sus enemigos y no le servimos para nada porque no somos sus esclavos. (Ci vogliono morti perché siamo i loro nemici e non sanno che farsene di noi perché non siamo i loro schiavi)”. MARIA SOLEDAD ROSAS.

“Il 5 Marzo 1998 a Torino sono stati arrestati tre anarchici che abitavano la Casa di Collegno. Lo squat viene chiuso dalle autoritá. Contemporaneamente vengono attaccate altre due case occupate: l’Asilo é sgomberato mentre all’Alcova l’operazione non riesce. Edoardo Massari (Baleno), Maria Soledad Rosas (Sole) e Silvano Pellissero sono accusati dal PM Maurizio Laudi di essere gli autori di alcuni attentati, avvenuti in Val Susa, contro i primi cantieri del Treno ad Alta Velocitá. I tre arrestati si dichiarano estranei alle accuse avanzate nei loro confronti. Immediatamente nasce un vasto movimento di protesta contro la montatura di giudici, ROS e Digos, che si estende anche in altre cittá. Decine e decine di persone vengono intimidite, pestate, inquisite, denunciate, processate e condannate. Televisioni e giornali, di destra e di sinistra,- in servile ossequio al potere- scatenano una canea mediatica volta alla criminalizzazione dei posti occupati torinesi e degli occupanti. Gli squatter diventano il nuovo mostro da debellare.
Il 28 dello stesso mese Edoardo Massari muore impiccato nel carcere delle Vallette. l’11 Luglio successivo muore nell’identico modo anche Soledad Rosas, lei pure in stato di detenzione. Nel Gennaio 1999 Silvano, unico sopravvissuto all’inchiesta di Laudi, é condannato a 6 anni e 10 mesi dal giudice Franco Giordana. Verrá liberato solo nel Marzo 2002 dopo quattro anni di detenzione, in seguito alla sentenza della corte di cassazione che riconoscerá l’inconsistenza delle prove relative all’associazione eversiva (art. 270 bis). Ora che gli abitanti della Val Susa sono avvisati, decolla il progetto del treno veloce. A contrastare i programmi miliardari e altamente nocivi del potere, sono solo i pazzi ed i sovversivi. E finiscono male.
Seppelliti i morti, gli Assassini- premiati dallo Stato- vorrebbero dimenticare…”
(Dalla quarta di copertina della seconda edizione del libro).
Il libro di Imperato é edito dalle Autoproduzioni Fenix e non é soggetto a copy-right. Per scaricarlo gratuitamente o per acquistarlo clicca qui sopra.

Messaggio di Luca Abbà dall’ospedale.

Fonte: Liberi Eretici Maledetti.

 

“A poco più di tre settimane dai fatti accorsi in Clarea il lunedì 27 febbraio scorso, mi sembra opportuno comunicare a tutti gli amici e compagni che mi sono vicini alcune notizie più precise sul mio stato di salute.

Come già si sa da qualche giorno sono fuori pericolo di vita, ma seppur la situazione vada migliorando le mie condizioni risultano ancora abbastanza serie.
Le ferite maggiori che mi trovo a dover guarire sono la conseguenza delle ustioni provocate dal folgoramento da corrente elettrica, i danni da caduta sono ormai in via di miglioramento definitivo.
Nei prossimi giorni subirò ulteriori interventi di chirurgia plastica per sistemare le aree del corpo ancora soggette a ustioni.
Mi trovo tuttora ad essere inchiodato a letto e non auto sufficiente nei movimenti degli arti e quindi dipendente da infermieri e familiari per le mansioni quotidiane.
Desidero comunque ringraziare tutti coloro che finora mi sono stati vicini e che mi hanno fatto sentire la loro presenza e solidarietà.
Chiedo a tutti ancora un po’ di pazienza (il primo ad averne dovrò essere io), per potervi riabbracciare e salutare in piena forma.
Un ringraziamento particolare va ai miei familiari e alla mia compagna Emanuela che hanno dovuto superare un momento non facile, anche per questo chiedo a tutti di allentare la pressione nei suoi confronti visto che si trova già a gestire molteplici ruoli di questa vicenda.
Sarà mia cura contattarvi personalmente nel momento in cui le cose si fossero messe al meglio per potervi incontrare e abbracciare con più calma.
In questo momento sono giustamente sottoposto alle severe disposizioni dei “reparti speciali” del CTO di Torino e quindi con forti limitazioni alle visite, riservate a parenti ed amici stretti.
Chiedo che questo scritto possa girare tra tutte le varie situazioni che hanno seguito l’evolversi della mia vicenda sperando però che non diventi oggetto di speculazione giornalistica. Sono ben contento di ricevere notizie e contatti vostri ma non garantisco di rispondere a tutti entro breve.
L’indirizzo cui scrivere è: Frazione Cels Ruinas 27 – 10050 Exilles (TO)

Da un letto di ospedale, 21.03.2012

Forza e gioia a tutti.                                Luca Abbà “

Tobia Imperato al decimo giorno di sciopero della fame.

Fonte: Radio Blackout (per ascoltare l’intervista col suo medico sul suo stato di salute clicca sul link).

Tobia al decimo giorno di sciopero della fame

“Lunedì 12 marzo 2012. Tobia Imperato è in sciopero della fame da ormai 10 giorni. Arrestato il 26 gennaio per aver partecipato alla resistenza allo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena, dopo un paio di settimane di carcere, prima a Torino, poi, per punizione, a Cuneo, si trova ai domiciliari. Il giudice gli ha imposto di non comunicare con l’esterno in nessun modo: niente telefonate, niente visite, niente lettere, niente mail. Non gli hanno concesso di uscire per andare a lavorare e, solo dopo ripetute richieste, ha potuto vedere sua madre, sua sorella e la nipotina di cinque anni.
Imposizioni odiose che rendono i suoi domiciliari quasi peggiori del carcere, dove poteva scrivere e ricevere visite.
Se decidesse di disobbedire, magari scrivendo una lettera, sarebbe considerato evaso e per lui si riaprirebbero le porte dalla prigione.
Chi lo costringe a scegliere tra il silenzio e il carcere sarà obbligato a sentire la risacca profonda della sua protesta.
Solo dopo una settimana dall’inizio dello sciopero gli hanno concesso di vedere un medico. Tobia ha perso 9 chili, è un po’ affaticato, ma deciso a non mollare.
Alcuni amici e compagni hanno promosso un’azione di sostegno alla sua lotta di libertà.
Diamo voce a Tobia!
L’invito a scrivergli per sostenerlo e offrirgli la nostra voce come megafono è stato accolto da molti.
Sono arrivate tantissime lettere, alle quali, siamo certi che appena potrà risponderà.
I fili della lotta e della resistenza No Tav si allacciano con la vicenda di Tobia e con quella di tanti altri compagni e compagne, che sono stati arrestati, denunciati, cacciati con il foglio vi via.
La campagna “diamo voce a Tobia” continua.
Scrivete ad [email protected] e fate girare le vostre lettere.”

 

NO TAV: blocchi, repressione e solidarietà senza confini.

Riporto i link ad alcune notizie trovate sul web sulle attività di lotta e resistenza NO TAV in corso in questi ultimi giorni giorni:

– Sullo sgombero violento dei blocchi stradali in Val Susa, durati due giorni e due notti: “Val Susa. Truppe in movimento” e “No Tav. Una lunga giornata di resistenza, tra botte, gas e insulti“;

Un’elenco incompleto di azioni e iniziative solidali da diverse parti d’Italia e d’Europa.

Val Susa: manifestazione NO TAV e violenza di Stato.

La manifestazione NO TAV svoltasi il 25 Febbraio in Val Susa ha visto la partecipazione di almeno 75mila persone, un numero impressionante e significativo, ma ciò sembra non contare nulla per chi vuole a tutti i costi portare avanti il progetto dell’alta velocità. Tra gli episodi particolarmente gravi avvenuti in questi giorni c’è la carica a freddo degli sbirri contro alcuni partecipanti al corteo del 25 alla stazione di Porta Nuova di Torino, un corteo non solo partecipatissimo come già accennato, ma anche pacifico: la provocazione è sempre dietro l’angolo, la solita vecchia strategia. Proprio il giorno successivo alla grande manifestazione NO TAV è giunta notizia di un probabile allargamento del non-cantiere in Val Clarea, il che ha portato all’immediata mobilitazione degli/lle attivisti/e NO TAV. Durante un episodio di resistenza passiva, il compagno Luca Abbá, arrampicato su un traliccio, viene inseguito da un carabiniere che lo vorrebbe far scendere: Luca si arrampica più in alto e rimane folgorato, cadendo poi da un altezza di 10 metri, si trova ora all’ospedale in rianimazione. La resistenza contro l’occupazione militare della Valle Clarea continua in queste ore, numerose le azioni solidali in tutta Italia, bloccati tratti di autostrada e strade statali da parte dei/lle resistenti NO TAV.

luca

Per approfondire: http://anarresinfo.noblogs.org/2012/02/27/val-susa-la-polizia-attacca-compagno-ferito;

http://www.lavallecheresiste.info/.