6 thoughts on “Incontro della rete europea del sindacalismo di base e alternativo a Roma.

  1. Non male come iniziativa ( almeno non si tratta dei soliti venduti ).. Il sindacalismo di base va bene per strappare concessioni alla borghesia..

  2. “Il sindacalismo di base va bene per strappare concessioni alla borghesia..”
    Non solo, attraverso il sindacalismo di base (e nello specifico l’anarcosindacalismo) si può andare oltre, è chiaro comunque che ci sono obiettivi immediati e obiettivi a lungo termine. Fondamentale è che le classi sociali sfruttate giungano alla consapevolezza del loro ruolo e delle loro potenzialità, si autoorganizzino dal basso senza leaders e puntino all’autogestione non gerarchica delle attività produttive ed al controllo stesso dei mezzi di produzione in un’ottica radicalmente diversa da quella imposta dall’attuale sistema capitalista.

  3. Eh appunto ben vengano queste cose..
    Ma volevo anche, diciamo, stimolare un discorso critico non specifico solo sull’anarcosindacalismo ma , invece, ripensare un pò le forme di lotta moderne rapportate con quelle del passato . In altre parole mi domando se le organizzazioni di ieri sono efficaci nel mondo d’oggi ?
    Io penso che le organizzazioni sono fatte da uomini con bisogni, aspirazioni che non per forza sono di carattere morale. Da questo punto di vista sono un irriducibile marxiano eheheh. Comunque bisogna sempre monitorare le varie organizzazioni in cui magari agiamo perché non si clerotizzino al loro interno e mantengano un contatto con realtà più ampia possibile perché , nell’ambito anarchico magari è più semplice ma oggi parlare di anarchia, socialismo sembre di dire eresie, perciò dico che anche la forma è importante, sopratutto se si vuogliono superare antiche controversie ideologiche. Una delle poche cose che ho capito per esperienza diretta che tra lavoratori la solidarietà si viene a creare con il quotidiano rapporto umano, e non perché c’è un organizzazioni che decide per tutti burocraticamente. Sono molto convinto che nella vita di tutti giorni le persone ragionano con schemi pratici e da li secondo me è un punto su cui costruire un risposta radicale, alternativa, socialista, solidale vera e reale allo schifo dei tempi d’oggi.

  4. Sono d’accordo sul fatto che l’azione di qualsiasi organizzazione, gruppo, collettivo eccetera debba orientarsi rispetto ai bisogni reali degli oppressi e degli sfruttati (in particolare della classe lavoratrice, soprattutto nel caso dei sindacati anarchici). Di per sè l’anarcosindacalismo non è qualcosa che appartiene al passato, l’importante è che non ci si impantani in discussioni e diartibe antiquate, che non appartengono più ai nostri tempi e che finiscono solo col creare divisioni interne (cosa che purtroppo succede fin troppo spesso per i miei gusti, vedi il caso di CNT e CGT in Spagna-che comunque hanno iniziato da un pò di tempo a questa parte a collaborare, per fortuna!). Sulla burocrazia hai ragione, infatti nel sindacalismo di base/alternativo/anarchico si cerca solitamente di evitarla o di ridurla al minimo necessario. Sulla forma ti dirò che ogni circostanza richiede modi di azione differenti e quindi modalità organizzative differenti, dove non arriva l’anarcosindacalismo possono arrivare altri tipi di organizzazioni, di quartiere, informali, o quant’altro.

  5. Concordo con te su utti i punti, anzi ti faccio i complimenti per la tua preparazione, accuratezza e puntualità delle risposte e negli articoli che esprimi un ottimo italiano ^^
    Vorrei aggiungere altra carne al fuoco sul sindacalismo di base, tipo CUB e USB cosa ne pensi ? Poi riguardo la Fiom un tuo riflessione sul movimento sindacale in generale specifico in Italia, magari indicandone limiti, pregi e difetti ^^ Spero di chiederti troppo, io aspetto !

    Ciao

  6. In generale posso dirti che qualsiasi forma di sindacalismo, anche quello più radicale, ha un limite implicito: quando i lavoratori ottengono un certo numero di conquiste di solito non vanno oltre, non mettono in discussione la proprietà privata dei mezzi di produzione, le gerarchie, i ruoli fissi, il concetto stesso di lavoro salariato. D’altra parte vedo che in diverse epoche, anche attualmente (basti pensare a ciò che avviene in diverse fabbriche, ospedali ed altre imprese in Grecia) i/le lavoratori/trici organizzati orizzontalmente, senza burocrazie e funzionari parassiti, provano ad occupare e autogestire il loro posto di lavoro collegando le loro lotte con altre presenti nella società e creando al suo interno reti solidali.
    Nello specifico non conosco abbastanza bene le singole realtà legate ai sindacati di base in Italia, perciò non posso giudicare più di tanto- anche perchè, parlando in generale, i COBAS in una tale impresa possono differire molto dai loro colleghi di un’altra impresa per determinazione, forme di lotta, volontà di non accettare compromessi a loro svantaggio, possono avere maggiore coscienza di classe, non lasciarsi dividere in categorie preconcette e fittizie (italiani vs.stranieri, lavoratori vs.disoccupati, assunti con contratto a tempo indeterminato vs. precari…) eccetera. Come organizzazione a livello nazionale mi sembra che molti nei sindacati di base siano legati ancora ad una mentalitá riformista, in alcuni casi mi hanno disgustato le loro prese di posizione ufficiali in occasione, ad esempio, degli eventi occorsi durante la manifestazione del 15 Ottobre a Roma, ma a parte questo come forma organizzativa ritengo che quella del sindacato di base abbia potenzialità che evidentemente nelle strutture sindacali classiche (vedi sindacati confederali) non esistono, dato che questi ultimi si sono inequivocabilmente sputtanati nel corso dei decenni mostrando sempre più la loro inadeguatezza come strutture atte a difendere gli interessi della classe lavoratrice, mostrando invece una natura autoreferenziale e accomodante nei confronti delle esigenze del capitale.

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